Quanta fretta signor Barroso
I dati previsionali negativi giunti dal comparto dei servizi e della manifattura nell’Eurozona faranno buon gioco a chi, come il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, sostiene che l’austerità ha raggiunto i suoi limiti e che occorre una svolta. Sono benzina per questa tesi le stime flash pubblicate ieri dalla società Markit in particolare per la Germania, dove l’attività economica privata è prevista in contrazione per la prima volta dal novembre scorso (l’indice Pmi si fermerà a 48,8 punti in aprile, contro i 50,9 di marzo). Forse Barroso pensava alle difficoltà del suo paese, il Portogallo, che ha registrato ancora un deficit del 6,4 per cento.
18 AGO 20

I dati previsionali negativi giunti dal comparto dei servizi e della manifattura nell’Eurozona faranno buon gioco a chi, come il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, sostiene che l’austerità ha raggiunto i suoi limiti e che occorre una svolta. Sono benzina per questa tesi le stime flash pubblicate ieri dalla società Markit in particolare per la Germania, dove l’attività economica privata è prevista in contrazione per la prima volta dal novembre scorso (l’indice Pmi si fermerà a 48,8 punti in aprile, contro i 50,9 di marzo). Forse Barroso pensava alle difficoltà del suo paese, il Portogallo, che ha registrato ancora un deficit del 6,4 per cento. La necessità di un sostegno politico e sociale, come vorrebbe Barroso, vale anche per le scelte europee nei confronti degli stati col bilancio in ordine, come la Germania che ha un avanzo dello 0,2 per cento.
L’elettorato tedesco di ogni colore però si oppone a un’inversione della rotta europea, dal rigore al lassismo, perché nel 2012 gran parte degli stati membri ha mancato gli obiettivi fiscali accordati con Bruxelles registrando alti deficit: la Spagna del 10,6 per cento; seguono la Francia con il 4,8 e l’Olanda con 4,1. L’Italia ha invece raggiunto il traguardo del 3 per cento, aspirando dunque alla fine della procedura di sorveglianza sui paesi con disavanzi eccessivi. Perciò ieri il governo ha rassicurato a stretto giro Banca d’Italia che chiedeva l’eliminazione delle “incertezze sulla stabilità del gettito legato al vigente sistema di imposizione sugli immobili”, cioè all’Imu. Gli allentamenti del rigore e le politiche pro crescita con sostegno europeo dovrebbero essere riservati quindi ai paesi che, come l’Italia, hanno fatto i “compiti a casa”, e che per riuscirci hanno pagato il prezzo della recessione: premiare i virtuosi incentiverebbe quelli che non lo sono.